Pensavo fosse Parkinson ma era amore 

Pensavo fosse Parkinson ma era amore 
 
Andrei ovunque sentirò il tuo respiro.
Saremo collegati anche dalle molecole dell’aria.
Ti sentirò arrivare pur non vedendoti, e quando avrò respirato il profumo che ti precede, allora mi girerò verso la tua direzione e non serviranno richiami, perché saprò già dove sei.
Sarò come un cieco, le cui percezioni saranno ampliate da vibrazioni che non tutti possono captare ma solo sentire.
Dentro me, la temperatura corporea si alza come se la febbre aumentasse il mio battito cardiaco, e vedendoti arrivare ora, in ogni vena del mio cuore, ci sarà l’ossigeno che abbiamo respirato insieme pur distanti alcuni metri .
Ora devo solo controllare il mio respiro, anch’esso compromesso dal solo guardarti. Un bacio sulla guancia mi procura un un tremolio degli arti, con una guerra dei miei muscoli che si contrappongono a quelli delle mani che vorrebbero accarezzarti e altri che in uno scatto, mi farebbero correre verso di te per abbracciarti. 
È tutto un vibrare e tutto amore.
 
ARberto
 
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